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Associazione Nazionale Alpini – Sezione Valsesiana

Riteniamo giusto ricordare brevemente il fatto di guerra.

L’Armir fu spedita in Russia senza preparazione ed addestramento specifici, ma soprattutto senza equipaggiamento adatto a quel clima dove, quando arriva il “generale inverno” tutto sembra fermarsi a 30° sotto zero in attesa della primavera. Fu in queste condizioni che il corpo di spedizione Alpino si trovò  nell’inverno 1942/43 sul fronte del Don quando l’armata russa sfondò prima nel settore Rumeno ed Ungherese, quindi tedesco ed italiano sino a creare una enorme sacca che si stringeva sempre più grazie alla manovra a tenaglia dei carri e dei fanti russi. Fu questa l’odissea dei centomila soldati che ripiegarono da est ad ovest per raggiungere le retrovie e cercare così di salvarsi  sia dal gelo che dalla prigionia; una lunga colonna nera su una terra coperta di neve e ghiaccio. Il cerchio stava per chiudersi proprio in un piccolo paesino chiamato Nikolajewka e fu proprio qui che gli alpini dimostrarono il loro valore ed abnegazione rompendo l’accerchiamento con perdite immense di uomini pur di raggiungere il sottopassaggio ferroviario che significava la libertà oppure varcare il terrapieno ferroviario. Due Generali, due medaglie d’oro al valore: Martinat e Reverberi guidarono i loro uomini all’attacco e sfondarono le linee nemiche permettendo così alla colonna in ritirata di raggiungere le retrovie. Le Divisioni Tridentina, Julia e Cuneense furono decimate, basti ricordare i numeri dei morti/dispersi: Ufficiali n° 1.050, Truppa 33.120 – feriti e congelati: Ufficiali 370, Truppa 9.040 (da storia delle truppe alpine, 3° vol. pag. 1700).

Vogliamo anche ricordare la testimonianza di un reduce la ritirata, quando dopo mille avventure riuscì ad arrivare in territorio amico:

“Siamo fuori, tento di pensare. Ma non provo nessuna emozione nemmeno quando troviamo delle tabelle segnavia scritte in tedesco.

A lato della pista si è fermato un generale. E’ Nasci, il comandante del corpo d’armata alpino. Si, proprio lui che con alla mano alla tesa del cappello ci saluta mentre passiamo. Noi banda di straccioni. Passiamo davanti a quel vecchio dai baffi grigi. Stracciati, sporchi, barbe lunghe, molti senza scarpe, congelati, feriti. Quel vecchio con il cappello d’alpino ci saluta. E mi sembra di rivedere mio nonno”.

Vogliamo segnalare anche una testimonianza recente, quella dell’Uff.Alpino Fabio Ognibeni, 113° corso SMALP, che nel gennaio del 1998 ha ripercorso la strada della nostra armata dal Don a Nikolajewka a piedi , con il solo ausilio degli scarponi e della tecnologia moderna per gli indumenti. Il dvd che è nato, presentato dall’alpino Bruno Pizzul è ricco di emozioni e fa rivedere i luoghi di cui conosciamo solo i nomi permettendoci così di capire maggiormente i fatti. Il dvd si intitola “Sulle tracce della memoria”  - il segno della Campagna di Russia nei sentimenti delle nuove generazioni-. Chi volesse entrarne in possesso, contatti il “Centro Studi” della Sezione Valsesiana presso la Sede Sezionale.

Lègru a tùch – alpino aldo lanfranchini

 
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